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*Twilight place*

Libero spazio al pensiero

valentina bravetti

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Razionale e rifressiva quanto basta ma in fondo fiduciosa nell'istinto.Se attratta "a pelle" da qualcuno pronta a mettere da parte la diffidenza e rivelarsi in tutta la sua solarità.Amante della vita in ogni singola sfaccettatura.Avida d'emozioni,estremamente curiosa,testarda,a volte permalosa,ma rispettosa ed aperta agli stimoli ed al dialogo.Pronta ad infervorarsi per le cause che le stanno a cuore,ad andare contro corrente e a difendere le sue idee ed i suoi valori.Attratta dalle persone di carattere e fuori dal comune,disprezza la banalità.Di certo dolce,forse troppo sensibile,in verità molto meno sicura di sè di quanto non appaia.A volte particolarmente silenziosa..altre logorroica.Sincera e desiderosa di sincerità.Altruista ma forse per questo anche esigente.Piena di difetti..e alla scoperta del mondo.
vbravetti@hotmail.com
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jawrote:
....eccovi...la famiglia al completo!! stappo una birra per diluire la tisana romana.
già
ja
Dec. 29
Orsi Bobaywrote:
ciao ho visto le ultime  fotografie e sono davvero molto belle :) Auguri!
Un bacio
Dec. 14
è un piacere x me. ricorda una cosa però...niente mi sconvolge...e poi nn vedo perkè la tua età dovrebbe farlo...a presto. ciao bella! 
Aug. 11

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January 17

SORRY TO MYSELF

 
For hearing all my doubts so selectively and
For continuing my numbing relentlessly
For helping you and myself: not even considering
For beating myself up and overfunctioning
To whom do I owe the biggest apology ?
No one’s been crueler than I’ve been to me
For letting you decide if I indeed was desirable
For myself love being so embarassingly conditional
And for denying myself to somehow make us compatible
and for trying to fit a rectangle into a ball
And
To whom do I owe the biggest apology ?
No one’s been crueler than I’ve been to me
I'm sorry to myself
My apologies begin here before everybody else
I'm sorry to myself
For treating me worse than I would anybody else
For blaming myself for your unhappiness
and for my impatience when I was perfect where I was
Ignoring all the signs that I was not ready
and expecting myself to be where you wanted me to be
To whom do I owe the first apology ?
No one’s been crueler than I’ve been to me
And
I’m sorry to myself
My apologies begin here before everybody else
I’m sorry to myself
For treating me worse than I would anybody else
Well, I wonder which crime is the biggest ?
Forgetting you or forgetting myself...
Had I heeded the wisdom of the latter
I would’ve naturally loved the former
For ignoring you: my highest voices
For smiling when my strife was all too obvious
For being so disassociated from my body
and for not letting go when it would’ve been the kindest thing
To whom do I owe the biggest apology ?
No one’s been crueler than I’ve been to me
And
I’m sorry to myself
My apologies begin here before everybody else
I’m sorry to myself
For treating me worse than I would anybody else
I’m sorry to myself
My apologies begin here before everybody else
I’m sorry to myself
For treating me worse than I would anybody else
 
Alanis Morissette
August 13

QUELLO CHE NON HO +..O CHE NON HO MAI AVUTO?..

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato
ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo

E tutto soleggiato E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
 
 
QUEST'AMORE
Jacques Prévert
August 11

BETWEEN THE BARS


Drink up, baby, stay up all night
The things you could do, you won't but you might
The potential you'll be that you'll never see
The promises you'll only make
Drink up with me now and forget all about the pressure of days
Do what I say and I'll make you okay and drive them away
The images stuck in your head
people you've been before that you don't want around anymore
that push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still
 
Drink up, baby, look at the stars, I'll kiss you again
Between the bars where I'm seeing you
There with your hands in the air waiting to finally be caught
Drink up one more time and I'll make you mine
Keep you apart deep in my heart separate from the rest
Where I like you the best
And keep the things you forgot
The people you've been before that you don't want around anymore
That push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still
 
Elliott Smith
August 09

"LUCE"

 

- La luce fa la fotografia. Abbraccia la luce. Ammirala. Amala. Ma, soprattutto, impara a conoscerla. Apprezzane il valore e conoscerai il segreto della fotografia -.

 

George Eastman 

 

 

 

 

* FOTOGRAFARE E' RUBARE ISTANTI AL TEMPO...

 

July 30

QUOTA 1 MESE E GIORNI 2 DALLA FINE..NON SONO ANCORA PRONTA X IL GENERE MASCHILE!!

 
LA BAMBINA SULLA RIVA HA SOFFOCATO IL MARE IMPETUOSO ANCOR PRIMA CHE LA RAGGIUNGESSE. SOLO FIAMME STANOTTE..SPENTE DALLE LACRIME. LUI L'HO LASCIATO FUORI DAL MIO MONDO E DAL MIO LETTO. IL MIO CUORE UN TEMPIO. INTORNO UNA FORTEZZA.
June 30

STELLINA

Pruuuuuuuu...

Mi manchi!!!

April 08

FRAMMENTI

 

Caro Papà.

Tu che ora sei nei pascoli celesti, nei pascoli terreni, nei pascoli

marini.

Tu che sei tra i pascoli umani. Tu che vibri nell’aria. Tu che ancora

ami tuo figlio Alesi Eros.

Tu che hai pianto per tuo figlio. Tu che segui la sua vita con le tue

vibrazioni passate e presenti.

Tu che sei amato da tuo figlio . Tu che solo eri in lui. Tu che sei

chiamato morto, cenere, mondezza.

Tu che per me sei la mia ombra protettrice.

Tu che in questo momento amo e sento vicino più di ogni cosa.

Tu che sei e sarai la fotocopia della mia vita.

Che avevo 6-7 anni quando ti vedevo Bello – forte – orgoglioso –

sicuro – spavaldo rispettato e temuto dagli altri, che avevo 10-11

anni quando ti vedevo violento, assente, cattivo, che ti vedevo

come l’orco che ti giudicavo un Bastardo perché picchiavi la

mia mamma.

Che avevo 13-14 anni quando ti vedevo che vedevi di perdere il tuo

ruolo.

Che vedevo che tu vedevi il sorgere del mio nuovo ruolo, del nuovo

ruolo di mia madre.

Che avevo 15 anni e mezzo, quando vedevo che tu vedevi i litri di

vino e le bottiglie di cognac aumentare spaventosamente.

Che vedevo che tu vedevi che i tuoi sguardi non erano più belli,

forti, orgogliosi, fieri, rispettati e temuti dagli altri.

Che vedevo che tu vedevi mia madre allontanarsi. Che vedevo che

tu vedevi l’inizio di un normale drammatico sfacelo.

Che vedevo che tu vedevi i litri di vino e le bottiglie di cognac

aumentare fortemente.

Che avevo 15 anni e mezzo che vedevo che tu vedevi che io

scappavo di casa, che mia madre scappava di casa.

Che tu hai voluto fare il Duro.

Che non hai trattenuto nessuno.

Che sei rimasto solo in una casa di due stanze più servizi.

Che i litri di vino e le bottiglie di cognac continuavano ad

aumentare.

Che un giorno. Che il giorno. In cui sei venuto a prendermi dalle

camere di sicurezza di Milano ho visto che tu ti vedevi solo. Che

tu volevi o tua moglie o tuo figlio o tutti e due in quella casa da

due stanze più servizi. Che ho visto che tu hai visto che eri

disposto a tutto pur di riavere questo.

Che ho visto che tu hai visto la tua mano stesa in segno di pace, di

armistizio.

Che ho visto che tu hai visto sulla tua mano uno sputo.

Che ho visto che tu hai visto i tuoi occhi lacrimare solitudine

incrostata di sangue masochista, punitivo.

Che ho visto. Che tu hai visto il desiderio di voler punire la tua vita.

Che ho visto che tu hai visto il desiderio di non soffrire. Che ho

visto che tu hai visto i litri di vino e le bottiglie di cognac

continuare ad aumentare.

Che ho visto che hai visto in quel periodo la tua futura vita.

Che ho saputo che hai saputo che tuo figlio era un tossicomane che

tua moglie attendeva un figlio da un altro uomo (figlio che a te

non ha voluto dare).

Che ho visto che hai visto 3 anni passare. Che ho visto che hai visto

che il giorno 9-XII-69 non sei venuto a trovarmi al manicomio.

Perché eri morto.

Che ora tu vedi che io vedo. Che ora il 1° sei tu che giochi questo

tresette col morto facendo il morto.

Ma che giochi ugualmente, che ora vedi che io vedo che ti adoro

che ti amo dal profondo dell’essere.

Che ora vedi che io vedo che mia madre rimpiange. ALESI

FELICE PADRE DI ALESI EROS

Che vedi che io vedo che sono fuggito ancora una volta verso la

solitudine.

Che tu vedi che io vedo solo grande grandissimo nero lo stesso

nero che io vedevo che tu vedevi.

Che ora continuerai a vedere ciò che io vedo.

*

Che caro padre ti racconto il mio viaggio in India. Che sono sicuro,

certo del tuo ascolto.

Che sono parecchi mesi di anfetamine. Che in un periodo le

anfetamine erano introvabili nelle farmacie. Che il mercato nero

vendeva a prezzi esosi. Che il mio viaggio per Napoli – biglietto

andata e ritorno – che Napoli era un posto per le anfetamine

quasi vergine. Che il biglietto di ritorno a Roma è finito in un

cesso. Che un mese a Napoli, città che vuole vivere al passo dei

tempi, pur conservando un innotabile tradizionalismo – che a

Napoli Piazza Municipio, c’era Gionata Usi, Lorens, e tanti altri.

Che tutti i giorni due tre flaconi di Ritalin – Metredrina –

Desoxyn – Psichergina – Tempodex. Che poi l’occasione di un

furto di diecimila lire e la paranoia ossessiva mi portarono a

Foggia – che fuga a Manfredonia – che l’unico capellone di

Manfredonia mi dona la sua carta d’identità – che proseguo in

autostop per Brindisi – che il tuo spirito, le tue parole, le tue

molecole mi hanno aiutato. Che trovo cinquemila lire sufficienti

per imbarcarmi alla volta di Gominizza – che poi padre nulla,

nulla siringhe nulla endovene. Che ho solo viaggiato per la

maggior parte a piedi, sui tornanti dei monti che sono la

divisione di Salonicco. Che a Salonicco ho incontrato un

francese maturo per una giusta ed ingiusta vendetta. Che caro

papà era maturo per la dea e non dea morte. Che lui ritornò in

Francia che io diretto a Istanbul.

Che caro padre Istanbul ci rammenta – mi rammenta un anno di

galera. Che caro padre io ti amo e ti ho quasi sempre amato. Che

non volevo la tua ansia, il tuo dolore. Che arrivo ad Istambul con

la carta d’identità falsa, senza una lira turca. Che rubo due

passaporti, uno straordinario orologio e qualche spicciolo. Che a

Istambul mi iniettavo dosi immemorabili di tintura di oppio. Che

ero sereno, che non ti pensavo se non a sprazzi. Che dopo il furto

un’ossessiva paranoia. Che un taxi fino ad Istambul orientale.

Che la paranoia mi corrodeva. Che finalmente Izmit. Che

incontro un francese al primo viaggio. Che lavoro a Modino

grazie alla conoscenza del turco. Che un pomeriggio dal didentro

di un albergo di quarta classe. Che qui George Souterbanc lascia

i pantaloni contenenti passaporto e duecentocinquanta dollari ai

piedi del letto. Che caro padre grande lotta introspettiva. Che

alla fine fuggo con i pantaloni del francese. Che taxi. Che 50

grammi di oppio liquido. Che un paese di cui non ricordo il

nome prendo un autobus diretto ad Ancara. Che paranoia

ossessiva. Che Anchara aereo per Erzerum. Che ore contate col

contagocce. Che finalmente diretto in Iran. Che tre giorni di

viaggio bevendo il vomitevole liquido di oppio liquido. Che la

prima sosta la dogana, e il mio oppio salvo. Che poi Tabris,

poche ore di sosta. Che datteri e mele ho comprato. Che

finalmente Teheran. Che Amircabir Hotel l’Hotel dei turisti

danarosi. Che oppio e cataste. Che eroina cinque volte, fumata,

secondo usanza locale. Che sniffata – che fixata.

Che mi

attendevo di più dalla regina delle droghe. Che venti compresse

di morfina da 32 mg. Che cylon. Che contare. Che nuovo furto

(orologio transistor) che meno paranoia della prima volta. Che

treno per Mescad. Che gli ultimi soldini per Herat (Afghanistan).

Che ad Herat aiuti causati dalla simpatia reciproca di un ragazzo

tedesco. Che viaggio fino a Kandar incontro un vecchio

compagno francese, Fransuas. Che insieme facciamo la vita con

gli ultimi denari rimastimi da un piccolo furtarello di fiale di

morfina.

Che l’essere viaggiava. Che l’essere era ridotto a stracci colorati.

Che le campane suonavano. Che suonavano lentamente i 12

rintocchi. Che berrei volentieri un bicchiere di latte freddo.

*

Cara, dolce, buona, umana, sociale mamma morfina. Che tu solo tu

dolcissima mamma morfina mi hai voluto bene come volevo.

Mi hai amato tutto. Io sono frutto del tuo sangue. Che tu solo

tu sei riuscita a farmi sentire sicuro. Che tu sei riuscita a

darmi

il

quantitativo

di

felicità

indispensabile

per

sopravvivere. Che tu mi hai dato una casa, un hotel, un ponte,

un treno, un portone, io li ho accettati, che tu mi hai dato tutto

l’universo amico.

Che tu mi hai dato un ruolo sociale, che richiede e che dà. Che io a

15 anni ho accettato di vivere come essere umano “uomo”

solo perché c’eri tu, che ti sei offerta a ricrearmi una seconda

volta. Che tu mi hai insegnato a muovere i primi passi. Che

ho imparato a dire le prime parole. Che ho provato le prime

sofferenze della nuova vita.

Che ho provato i primi piaceri della nuova vita. Che ho imparato a

vivere come ho sempre sognato di vivere. Che ho imparato a

vivere sotto le innumerevoli cure, attenzioni di mamma

morfina. Che non potrò mai rinnegare il mio passato con

mamma morfina. Che mi ha dato tanto. Che mi ha salvato da

un suicidio o una pazzia che avevano quasi del tutto distrutto

il mio salvagente.

Che oggi 22-XII-1970 posso strillare ancora a me, agli altri, a tutto

ciò che è forza nobile, che niente e nessuno mi ha dato quanto

la mia benefattrice, adottatrice, mamma morfina. Che tu sei

infinito amore infinita bontà. Che io ti lascerò soltanto

quando sarò maturo per l’amica morte o quando sarò tanto

sicuro delle mie forze per riuscire a stare in piedi senza le

potenti vitamine di mamma morfina.

*

Che tu in tutte le strade e i vicoli del mondo, che io o in un

manicomio o in una galera di una qualsiasi città del mondo.

Che due volte si è posta questa triste realtà e tutte e due le volte

sono corso nella tua magica e misteriosa casa, l’oriente e tutte

e due le volte ti ho riabbracciato con tutto l’amore che tu mi

hai insegnato ad avere.

 

 

Che ora sono uscito da un manicomio per la terza volta, e da un

terzo forzato distacco da te MAMMA MORFINA. Che sono

sicuro, che sono quasi sicuro, che fra non molto potrò

riabbracciarti.

Che ore due e mezzo del 23 dicembre 1970 gente che parla del mio

discorso, discorso che solo io ho fatto che solo io e mamma

morfina conosciamo, che solo io e lei abbiamo portato avanti

nel discorso di verità nuove mie e per me come quella di

amare Giorgio. Come quella di due che cercano nella camera

di là qualcuno che impersonifichi lui.

Che ho sentito Giorgio.

Che ho sentito Ettore andare a terra e che non mi piace sentirmi

solo vincitore che ho terrore di restare solo, in qualunque

condizione. Ma che devo stare solo per divenire Budda.

Che alle 4,10 ho sentito chiaramente ed altamente la voce di Ettore

che mi faceva complice del suo dolore. Che la voce di

Giorgio segnava il vero.

Che alle 4,20 in piazza Bologna io e l’essenza, il ricordo,

l’impressione di Giorgio, davamo agli altri uno scatarro solo.

Perché non erano come noi. Che tra un periodo la famiglia

Bonaventura troverà in un letto della casa di via Andrea

Fulvio il caldino che cercava.

Che non voglio feriti.

*

Che la Comune di via Andrea Fulvio ha contribuito a formare il

mio esercito difensivo. Esercito che si deve difendere dal

proprio stato.

Che la comune, comune il fatto di essere scacciato dall’India e

come tanti altri mi hanno strillato che il nemico che io

identificavo, e forse ancora identifico, negli altri esseri viventi

non era altro che il mio essere. Che forse giunti a questo

punto potrei anche dire che il mio fuggire che il mio insistere

nel mio ruolo, il mio viaggio diventa nefasto allo stesso

livello di quanto può essere propiziato da buoni auspici.

Che mi sono staccato dalla Comune di via A. Fulvio con la bocca

amara.

Forse avrei dovuto dare al tempo il tempo di raddolcirmela.

Arrivati a questo punto non capisco più nulla, non so più. So che

sono su un treno che va a Brindisi – che il resto appartiene al

dopo, ai domani luminosi ed ai domani neri. Che scrivo, che

ho scritto.

*

29 – 1 – 1971 Roma

Che erba verde, ombreggiata e fresca. Che appare il grande mare

dalla grande rilassatezza. Che Roma, il venticello atletico del

febbraio 1970, che il venticello del 6 febbraio ’70, copre con

la sua sabbia opportunisticamente ed indifferentemente le mie

verità. Chissà! Dopo quanto sangue coagulato dovrò cadere

nella macchina distruggo-creativa dell’universo.

Che oggi sono contento di essere quello che sono, di posare i piedi

sul marmo di Trinità dei Monti, di fumare una gauloises senza

filtro. Che sono l’azzurro di una tavolozza di acquarelli. Che

il gong diamantino trisussulta intermittentemente un suono

ritmicamente ritmato. Che tam tam palpitante. Che l’onda

calda viaggia caldamente. Che l’onda calda penetra in ogni

materia. Che cerco il silenzio. Che cerco il silenzio colmo di

profumi dolci. Che il silenzio nevropatico, neuro paranoico.

Che sono felice. Che sono felice del vuoto, del vuoto vuoto.

Del vuoto che racchiude nulla, nemmeno la felicità. Che

ancora l’illusorio, delicato benefico, amico, amante sincero,

dio umanamente dio, dogma creduto dal profondo del cuore.

Che scivola nel sangue come un ladro buono. Che la candela

piange le ultime lacrime del suo corpo. Che io urlo la mia

gioia di essere. Che urlo la mia gioia di poter urlare la mia

dubbiosa serenità. Che sento il flesc dell’amore, della pace,

della serenità, della fiducia, del vivere senza pensare. Che io

dio. Che io grande dio. Che io grandissimo dio. Che io dogma

creduto. Che le onde vibrano. Che le onde vibrazionali

rimbalzano. Che i segni tracciati su questo foglio lasciano le

onde vibrazionali. Che questi segni sono parte della mia

dimensione situazionale. Che il puff. Che il puff è parte della

mia dimensione situazionale. Che in mezzo al petto sento

forze spingere la cassa del torace. Che sento forze

guerreggiare. Che sento una grande forza. Forza smaniosa di

scaricarsi. Forza che fa la guerra. Forza che vorrebbe creare.

Forza che ha già creato.

*

Avevo 14 anni quando la carne del mio essere divenne osso caldo.

Avevo 14 anni quando la carne del mio verme divenne osso

caldo. E si incurvò come muso di cavallo trottante, sui riccioli

di due labbra risucchianti il seme di vita. Tre croci e un frate

senza barba, sulla terra che beve il sangue di Dio/ Amore per

la situazione nata/ Che le onde vibranti, squarciano le tenebre

e la spessa densità nebulosa delle mie verità. E il grande

rifiuto del sudario scarlatto della morte. Che piango su un

quaderno trovato nelle grotte del Pincio. Erba verde

ombreggiante e fresca. Che il gran mare della rilassatezza.

Che Roma. Che i goccioloni e il venticello atlantico del 6

marzo 1970. Che da coloro di onda propria ai grandi suoni

che il venticello del 6 Marzo, copre con la sabbia

dell’indifferenza opportunisticamente situazionale, i massacri,

le stragi delle mie verità. Dopo quanto sangue coagulato

dovrò ammassare nella macchina distruggo-creativa dello

spazio il mio credo.

*

O cara.

O padrona morte.

O serenissima morte.

O invocata morte.

O paurosa morte.

O indecifrabile morte.

O strana morte.

O viva la morte.

O morte che è morte.

Morte che mette un punto a questa saetta vibrante.

 

EROS ALESI 1951-1971 

 

February 08

IO -La vecchia me-

 
 RAMMARICHI, DELUSIONI, ASPETTATIVE, SOGNI E PROGETTI.
RITRATTO DI ME PRIMA del 18 APRILE DELLO SCORSO ANNO.
DOPO DI CHE...SOLO LA FAVOLA.
CON IL suo INCIPIT, LO SVOLGIMENTO CON TUTTI GLI ALTI E BASSI...TRA COLPI DI SCENA,LACRIME E SORRISI...VIVENDO GIORNO X GIORNO uno "STRAZIANTE" DOLCISSIMO ETERNO LIETO FINE!